Come può rinascere la città di Taranto?

tarantoTaranto si trascina dietro il peso della sua rinascita moderna: nei 150 anni dell’Unità d’Italia il suo sviluppo economico, demografico, culturale e sociale è stato imposto dall’esterno.

Dapprimala MarinaMilitarecon l’Arsenale, i Cantieri Navali ela BaseNavale, poi l’Italsider (come si chiamava un tempo), l’Eni,la Cementir, con i propri centri (e cervelli) direzionali posti a Roma e a Milano hanno determinato il nostro destino occupando ben1400 ettaridel nostro territorio  sacrificandone le potenzialità turistiche e paesaggistiche.

La scelta della Marina e delle succitate Aziende è ricaduta su Taranto per la sua straordinaria collocazione nel centro del Mediterraneo, ma la classe dirigente e l’imprenditoria cittadina non hanno mai saputo sfruttare questo dono della natura.

Anzi, siamo stati sempre succubi di scelte esterne, come il raddoppio della Base Navale o la collocazione dell’Italsider a ridosso della Città, senza riuscire a pianificare il nostro sviluppo e ad imporre alle Aziende una nostra visione urbanistica.

Gli imprenditori tarantini, poi, si sono sempre accontentati di fare i “prenditori” degli appalti in Arsenale e nell’Italsider, senza mai voler rischiare nell’intrapresa fuori da quelle mura.

Il risultato è davanti agli occhi di tutti: una Città degradata dall’inquinamento ambientale con lo scontro in atto tra il bisogno di lavoro (oggi assicurato da quelle Aziende ) e la salute dei cittadini, i nostri cervelli migliori (quelli dei nostri figli che  rappresentano una speranza per  il futuro) emigrano in altre città depauperando il nostro territorio.

Come uscire da questa morsa che ci stritola e ci distrugge?

Io posso solo rappresentare la mia visione di Città conseguita in tanti anni di impegno pubblico.

La prima risorsa per il terzo millennio è come sempre il nostro sito strategico: siamola Portadel Mediterraneo verso l’Europa.

Lo sviluppo del Porto è determinante per creare un’alternativa alle industrie inquinanti : proprio la crisi economica internazionale sta riaprendo ai traffici marittimi le rotte del Mediterraneo.

Taranto deve farsi trovare pronta alla ripresa con un Porto che possa ospitare le grandi nave transoceaniche, che provengono dal Sud est asiatico (Cina e India) con pescaggi superiori ai14 metri.

L’avvio dei lavori al Porto per i dragaggi e per Distripark in tempi ristretti può consentire grandi prospettive: le merci che inonderanno l’Europa invece di essere trasferite verso altri lidi, senza lasciare valore aggiunto, potranno essere lavorate sul nostro territorio dando grandi possibilità di lavoro e d nuova economia alla Città.

Inoltre, con Agrimed i prodotti agricoli nostrani e quelli dell’intero Sud Italia, con la catena alimentare del “freddo” prevista nel Porto, potranno essere lavorati e spediti da Taranto verso il Nord Italia ed verso l’Europa.

Oltre al Porto, Taranto deve puntare per turismo sulla sua millenaria cultura e sul suo incantevole mare.

Per la cultura va rivitalizzato il Museo della Magna Grecia che con il Castello Aragonese ed un Polo Museale da costruire nella ex Stazione Torpediniera, a ridosso della Villa Peripato, potrebbe diventare un’attrattiva potente per il flusso turistico nella nostra Città.

Le Aree Demaniali militari possono essere il volano per un nuovo incrementato turismo a Taranto: alle banchine dell’ex Stazione Torpediniera in Mar Piccolo potrebbero attraccare piccole navi da crociera e yatchs, mentre all’isola di San Paolo potrebbero ormeggiare tantissimi velieri.

E non vogliamo approfondire in questo momento cosa potrebbero diventare i siti lungo il secondo seno del Mar Piccolo dove insistela Sarame dove confina il Parco di Cimino.

Per il turismo di lusso, ma anche di massa si deve pianificare meglio il nostro litorale a partire dalle isole amministrative nei pressi di Leporano, Pulsano e Lizzano, con un Parco delle Dune che rispetti l’affaccio a mare e recuperi quei volumi da abbattere all’interno della costa con Villaggi Turistici rispettosi dell’ambiente.

Per far questo occorre completare e rilanciare alcune infrastrutture necessarie.

Penso alla Tangenziale Sud Taranto Avetrana per liberarela Litoraneadall’intenso traffico veicolare e farla diventare pedonale e ciclabile, e penso soprattutto all’Aeroporto di Taranto-Grottaglie indispensabile con i voli charter o passeggeri ad orientare i turisti a venire a godere le nostre meravigliose spiagge.

Infine e concludo questi programmi possono realizzarsi solo se si impone alla nostra Area Industriale ferree regole per renderle ecocompatibili con il territorio, ed una pianificazione che punti sul risanamento ambientale.

L’Università e il Politecnico, insieme all’Arpa, al CNR Talassagrafico ela ASL, tutte riunite nel Polo Scientifico, che si è costituito, possono gestire al meglio le risorse europee, statali e regionali per questa ciclopica opera di bonifica del nostro territorio inquinato.

Come è successo in Germania in una regione degradata dal punto di vista ambientale, comela Ruhrcon le sue immense miniere carbonifere, da qui può partire la rinascita della nostra città qualificando la nostra Università con ricerche di eccellenza e dando una nuova offerta lavorativa ai nostri concittadini.

Si potrebbe continuare, ma rimaniamo con i piedi per terra: quelli che ho enunciato sono programmi realizzabili in tempi contenuti.

Occorre una buona classe dirigente ( e non solo politica) cittadina e tanta buona volontà, ma io sono ottimista: il futuro potrebbe rivelarsi molto più florido di quello che oggi si intravvede.

ALFREDO CERVELLERA

 

Eutanasia: chimera di libertà, certezza di morte

Venerdì 24 febbraio c.a., presso la saletta dello storico Bar Principe, alle ore 17.45, si terrà un incontro con Cecilia Montefusco, autrice del libro “Eutanasia: chimera di libertà, certezza di morte”. Sarà un’occasione per confrontarsi su un argomento a tinte forti, dai connotati ancora non ben definiti, a metà strada fra l’etica, il diritto e la prassi. La dott.ssa Montefusco, nel presentare il proprio libro, tenterà di proporre un modello di riferimento da cui partire, per approcciarsi alle grandi tematiche della Vita e della Morte.

Perché dobbiamo dirci cristiani

cristianiLa premessa a questo mio incontro con voi è espressa  da un concetto del nostro Papa Benedetto XVI° nel suo libro “ EUROPA”:

…” I cristiani credenti dovrebbero concepire se stessi come una minoranza creativa e contribuire a  che l’Europa riacquisti il meglio della sua  eredità e si riproponga servizio dell’intera umanità.

Purtroppo attualmente, invece, c’è qualcosa di patologico  che ci riguarda da vicino …. C’è  nell’Occidente un odio di se;  l’Occidente pieno di comprensione,  lodevolmente tenta di aprirsi a valori esterni, ma  non ama più se stesso e della sua storia vede solo  ciò che è deprecabile e distruttivo”

 L a Storia è scienza  intricata e complessa , di esclusiva competenza dello storico di professione che con rigore e con il massimo  della obiettività a l’uomo consentita, ne analizza i percorsi per procurarsi gli strumenti utili alla conoscenza della propria identità.

Alla Storia  non ci si accosta per improvvisazione, nè  da pregiudiziale punto di partenza, se si vogliono evitare giudizi errati e deformanti che disorientino  le nuove generazioni nelle loro scelte di vita.

 Sul passato  poggia tutto il presente ; il passato apre gli orizzonti del futuro:  tra passato e futuro non c’è e non ci può essere interruzione nella sua linea di continuità:

 Da qui il peso della responsabilità in chi si trovi a gestire  la complessa quotidianità delle nazioni.

 Giustizia,  libertà, equità. Democrazia!!!  Quante lotte, quanto sacrificio di vite, quanti olocausti, quante vittime e quanti carnefici !   Il rimedio?

 Un consapevole ritorno alla legalità, alla umana equità,  un  “BASTA” all’egoismo e alla corruzione che , come melma ci soffocano e ci disorientano;  anzi ci condannano alla  “ fredda divina indifferenza” di  montaliana memoria.

Si tratta di restituire alla significazione di autenticità gli ideali  con i quali  si sono lastricate le vie della Storia.

 Croce, Pera, Ratzinger, dalla propria individuale posizione di “ liberale e laico” hanno individuato  nel cristianesimo le ragioni della speranza e nella fede  il ritorno  a quei valori e principi che hanno sempre caratterizzato la nostra civiltà con la quale siamo cresciuti e di cui siamo intrinsecamente formati.  Essi si oppongono alla presuntuosa posizione di tutti coloro che oggi si presentano con l’etichetta del liberalismo inteso  come ideologia politica, indipendente da ogni dottrina del  Bene, in particolare religiosa, che non offre alcuna giustificazione a quei diritti civili lasciati alla mercè della fede  e del potere politico.

La società liberale ha bisogno non solo di sane istituzioni, ma anche   di un costume morale e del valore della dignità della persona, senza la quale non c’è né libertà, né giustizia , ne uguaglianza , né solidarietà.

 Relatrice: Anna grasso Duma

Giovanni Pascoli e “IL SUO NIDO”

giovanni pascoliL’ASSOCIAZIONE ITALIANA GENITORI AGE PUGLIA e AGE TARANTO Giovedì 8 novembre 2012, in occasione del centenario della morte di Giovanni Pascoli, nella Galleria d’arte “Agorà” gentilmente concessa dal prof. Corrado Terraciano, hanno incontrato il Preside prof. Paolo De Stefano, lettore sensibile dell’animo umano stimato e attento conoscitore della nostra storia, che ha condotto una appassionata ed appassionante “Lezione di letteratura italiana” con grande maestria intellettuale propria di un professore di altri tempi.

Ha trattato il tema “Pascoli e il suo nido”, quello che per noi è la famiglia, per il grande poeta fu il “NIDO”. Quel nido che un tragico 10 agosto del 1867 fu distrutto per la morte del padre Ruggero, assassinato. L’anno dopo gli morì la madre di crepacuore e, negli anni successivi, un fratello ed una sorella. Pascoli, ancora fanciullo, rimase così orfano e quello stato di angoscia, di tormento e di solitudine interiore, il futuro grande poeta se lo porterà nel cuore e nel pensiero tutta la vita.

Nella lirica “Romagna” scrisse: << ma da quel nido, rondini tardive/tutti, tutti migrammo un giorno nero>>. Da quell’immane tragedia rimase sempre presente e viva la Madre. A differenza del Leopardi che, le sue creature ( Silvia, Nerina) vanno dalla vita alla morte, nel Pascoli la Madre viene dalla morte alla vita. Figura viva, palpitante, memoriale, onirica, legata a quel “fanciullino” che fu l’anima della poetica familiare pascoliana. Il preside De Stefano ha, nella sua dotta relazione, letto poesie di soave dolcezza e bellezza profonda.

“L’ora di Barga”, “ Novembre”, “ I due orfani”, “La mia sera”, “Commiato”. Poesie nelle quali l’animo e l’anima del poeta si dispiega con novità di versi e di accenti poetici. Una esposizione elegante che ha reso quel “Nido” un momento di assoluta poesia non ripetibile.

L’Associazione Italiana Genitori AGE Puglia e AGEN Taranto invitano la cittadinanza al prossimo incontro che avrà luogo giovedì 15 novembre, presso la galleria d’arte Agorà ubicata in Taranto Corso Umberto 131, alle ore 18,00. La prof.ssa Wanda Castellano, con la Lettura di alcuni brani del Parini, approfondirà l’impegno etico e pedagogico della letteratura italiana.