Foto del Premio AGE TARANTO ed. 2013

 

21 marzo 2013

Alle ore 18,00, la prof.ssa Laura Blasi Maniscalco presenterà l’arte contemporanea, in particolare “la poesia visiva” con opere dell’artista in tecnica mista.

Incontro presso Galleria Agorà, c.so Umberto 131 – Taranto
del prof.re Corrado Terraciano

Tradizioni natalizie tarantine

Per gli appuntamenti, organizzati dal’ A.Ge, il 2 Dicembre si è svolto nella saletta del Caffè storico “Principe” un incontro sulle tradizioni natalizie tarantine.
Il dirigente scolastico prof. Antonio Fornaro, coautore con Domenico Sellitti, per l’ editrice Edita, del libro “Natale con i tuoi…”, ha parlato delle festività natalizie a Taranto dall’Immacolata all’Epifania.
Il relatore, sulle ali dei suoi ricordi d’ infanzia vissuti nella città antica di Taranto, in Via Duomo, che per Natale dalla pasticceria del nonno Raffaele Fornaro, pasticciere tra i più rinomati nella prima metà del secolo scorso, si diffondevano i buoni profumi dei tipici dolci natalizi, ha attirato l’ attenzione dei presenti sull’interessante e attuale tematica.
Il prof. Fornaro ha parlato della vigilia dell’Immacolata e di Natale nei vicoli davanti alle edicole votive della Città antica di Taranto, del Capodanno tarantino, della Befana nella Città antica e nel Borgo umbertino, della storica rievocazione del 6 Gennaio della Calata dei Magi a Lama.
Si è soffermato sui cibi delle tradizioni natalizie, sulle bande musicali, sulle pastorali, sugli inni popolari, sul presepe tradizionale tarantino e del suo decano il centenario Antonio Maiorano.
Ha poi spaziato nella sua relazione sui detti popolari e sulle origini leggendarie delle pettole
e dei sannachiudere. Ha ricordato le nenie che le nonne cantavano ai nipoti nelle fasce, delle festività intermedie a quelle conosciute dell’ Immacolata, di Natale, di Capodanno e dell’ Epifania e ha fatto conoscere le previsioni del tempo dei nostri padri per il periodo natalizio.
Da bravo poeta dialettale tarantino, il prof. Fornaro ha declamato le sue ultime poesie dialettale intitolata “NATALE DE CRISI”.
Il pubblico presente ha molto apprezzato la conferenza del noto studioso tarantino delle nostre tradizioni.
L’ incontro è stato allietato dalla musica e dai canti natalizi proposti dalla pianista ALESSANDRA CORBELLI e dal soprano ANGELA MASSAFRA.
Nel dare appuntamento al prossimo incontro che si terra’ Lunedì 5 Dicembre alle ore 17,30 con la professoressa Anna Grasso Duma , l’A.Ge. Ringrazia.

INCONTRO DI SPIRITUALITA’

In occasione dell’ imminente festa dell’ Immacolata, allo storico Caffè Principe si è svolto un incontro di spiritualità sul tema “ Maria, madre della redenzione “ organizzato dall’ Age Taranto.

Relatrice Professoressa Anna Grasso Duma.
La conversazione è iniziata con la citazione di alcuni versetti tratti dall’ Apocalisse (11, 19; 12). “Allora apparve nel santuario di Dio l’Arca dell’alleanza;… apparve un segno grandioso: una donna vestita di sole…”
La donna è l’ immagine dell’ Israele che genera il Messia; e la chiesa in balia della persecuzione; è Maria che conclude l’ Antico Testamento e segna il passaggio al Nuovo Testamento con l’indefinibile dono di un Bambino, Gesù l’ Emanuele, il Dio con noi, già predetto da Isaia.
Il Dio che si fa uomo è un annuncio sconcertante ancora oggi, anzi, forse, specialmente oggi che la superbia e l’ orgoglio della scienza cresciuta a dismisura, autorizzano l’ uomo scientista, intellettuale, laico, a sostituirsi a Dio, a credersi a Dio!
L’ uomo si s’ isuperbisce e si crede Dio. Dio, al contrario, si umilia, si fa piccolo si fa uomo con la collaborazione di una fanciulla del popolo, appena quattordicenne!
Un angelo importante, l’ arcangelo Gabriele, viene mandato a visitare Maria, la trova raccolta in preghiera nella sua casetta dell’ oscuro villaggio di Nazareth!
All’ annuncio dell’ imminente concepimento, tra stupore e timore, Mario obbietta “ come è
possibile! Non conosco uomo”.Breva la risposta dell’ angelo “ nulla è impossibile a Dio”, Maria allora pronuncia il suo Fiat di accettazione. D’ altronde è la stessa tante volte aveva pregato recitando i versi di Isaia ( 7, 10) “ Ecco una vergine concepirà e partorirà un figlio che si chiamerà l’Emanuele”. Così tutta la realtà dell’ Antico Testamento rivive nella sua mente, mentre lo spirito di Dio scende dentro di Lei e La invade!
Quanto si ride oggi, quanta ironia si fa sulla verginità di Maria e sull’ ormai decaduta ed
inconcepibile virtù della castità! Eppure Maria non è simbolo, ma la coscienza della femminilità, la consapevolezza che ogni donna,il cui corpo è potenzialmente portatore di vita, è il vero volto dell’umanità redenta dal Cristo con l’ offerta della sua vita.
Il vero mistero mariano è proprio nella grazia redentrice donata ad una umanità impossibilitata ad attuare il proprio destino di salvezza.
La relatrice Anna Grasso Duma ha concluso dicendo che tra pochi giorni ci troveremo anche noi colmi di stupore, a contemplare quel Bimbo sorridente posto in una fredda mangiatoia.
Chissà se riusciremo a riconsiderare che in Cristo Redentore e in Maria, tutta l’ umanità è
riconciliata con Dio Padre, anche coloro che sono fuori dal Cristianesimo.
Ricordando che il prossimo appuntamento è per mercoledì 14 Dicembre con il Professor Saverio Capriulo che proporrà delle riflessioni su Don Milani, la segreteria dell’A.Ge di Taranto ringrazia e saluta tutta la Redazione e……..Buona IMMACOLATA a tutti.

RIFLESSIONI SU DON MILANI

Mercoledì 14 Dicembre nella saletta del caffè storico Principe alle ore 18 si è svolta un incontro organizzato dall’ A.Ge Taranto su Don Milani.
Il professor Saverio Capriulo, partendo dall’ esame del testo di Bruno Becchi “Lassù a Barbiana ieri e oggi” edizioni polistampa, ha voluto offrire un ricordo e alcune riflessioni sull’ opera di Don Milani.
Una prima riflessione ha avuto per oggetto uno sguardo critico a un congruo numero di volumi pubblicati su Don Milani e la sua opera educativa.
Una seconda riflessione ha riguardato, come suggeriva, il titolo del volume citato Barbiana oggi”.
Considerando che tutt’ oggi si ‘accusa’ la scuola di non rispondere alle esigenze sociali e
professionali del Paese, e che c’è un’ analfabetismo linguistico di ritorno impressionante, come ha fatto notare recentemente Tullio De Mauro, le indicazioni educative fondamentali di Don Milani appaiono ancora attuali.

Il consumo di sostanza nella società dei consumi. Dall’eroina alla cocaina alle dipendenze senza sostanze.

29 ottobre 2010- ore 18,00

Intervengono:

Dott. Vincenzo Simeone- Direttore Dipartimento Dipendenze Patologiche ASL TA
Dott. Cosimo Buccolieri- Dirigente Medico DDP ASL TA Sezione Dipartimentale Ser.T. di Taranto

Da più parti si leva la consapevolezza che gli approcci tradizionali alla cura e alla riabilitazione del tossicodipendente necessitano di nuove pratiche cliniche e inusitate piste metodologiche multidisciplinari.

Gli anni ’70-’80  erano gli anni dell’eroina, della nevrosi da senso di colpa giocato sul “posso o non posso?” , i nostri sono quelli  della cocaina  legati alla depressione   indotta dall’ ansia,  dal senso di inadeguatezza  giocati sul “sono capace?”. Conflitto nevrotico tra norma e trasgressione da una parte e nucleo depressivo da senso di insufficienza dall’altro. Il sociologo francese Alain Ehrenberg definisce questa moderna depressione come “La fatica di essere se stessi”…in una selva di bisogni indotti, di aspettative  esose, di desertificazione della sfera emozionale.

Un malessere profondo al cui servizio si pongono le sostanze: dall’alcol, alla cocaina, agli psicofarmaci unitamente alle condotte a rischio generatrici di dipendenze senza sostanza (gioco d’azzardo patologico, dipendenze tecnologiche,etc.).

Si fa un gran parlare..peccato  si tacciano sintomi e possibilità concrete di cura a fronte del rilanciare del disagio…

Dipartimento Dipendenze Patologiche ASL TA
Via Lazio n.45
74121 Taranto
Tel.099/7786214-216

Sezione Dipartimentale Ser.D. di Taranto
c/o Ospedale “Testa”-c.da “Rondinelle”
S.S. 106- 74100 Taranto
Tel.099/7786262

 

QUEI RAGAZZI CASA CHIESA E PALLONE

Nel ’66, a dieci anni, il pallone alle tre di pomeriggio per noi era come la playstation per i ragazzi di oggi. Non saremmo stati capaci di starcene seduti a smanettare davanti a uno schermo: intanto perché non avremmo avuto le risorse economiche da investire in un gioco così solitario, privo di passione e interazione. Così scendevamo da casa per incontraci e scontrarci sulle cose più banali, ma che a noi sembravano fondamentali quanto i grandi sistemi. Sognavamo di diventare una figurina Panini dalla quale sbucare con un sorriso appena accennato, come Rivera, Sivori e Mazzola. Altro mestiere, quello del poliziotto: difendere i più deboli era arte nobile quanto prendere a calci una sfera.

Di squadre, undici contro undici, potevamo contarne a bizzeffe. Non mancava la materia prima, come i ragazzi e gli enormi spazi sui quali improvvisare sfide da Coppa dei campioni, cucirle con commenti a voce alta, impostati sullo stile dei radiocronisti di Tutto il calcio minuto per minuto. Non mancavano, dunque, i tornei negli oratori e nei quartieri con annesso campo di calcio. Oggi c’è il calcetto, la versione-Bignami del nostro calcio. In qualche modo anche quella è materia nostra, perché lo abbiamo inventato noi alle tre del pomeriggio.

Il dopo-pranzo era dedicato allo studio, molti genitori tenevano i loro figlioli incollati al tavolo per studiare da grandi. Il posto fisso, comunale, statale o nella grande industria che fosse, era l’obiettivo minimo delle famiglie di allora.

Tempi di biglie colorate, tappi di bottiglia e ginocchia scorticate da spinte e cadute. Stavamo scrivendo un’altra storia così distante da questi anni, che invece di avvicinarci, ci stava allontanando dalle nuove generazioni. Nessuno pensava a diventare una star del cinema o della tv, il protagonista di un reality o di una festa in discoteca.

Oggi non c’è più il posto fisso, il sacrificio, l’arte del risparmio e dell’onorare piccoli impegni economici, le cambiali di una volta. I campi di calcio sono diventati di calcetto. Non ci sono più tornei “11 contro11”negli oratori. Nemmeno gli sgambetti con le scuse del compagno di gioco. Oggi c’è la rissa da imitare, perché i campioni che sbucano dalla tv e non più dagli album di figurine, non insegnano più a sorridere, ma a picchiare. A fare i furbi, a mollare il calcione senza farsene accorgere, a lanciarsi in area per guadagnare rigori fasulli. Questo insegnano, oggi, gli eroi del rettangolo di gioco.

Ai tempi non c’erano pubblicità stampate sulle magliette, compagnie telefoniche da spingere, abbonamenti per il calcio in poltrona. E’ un calcio da ricchi. Non esistono più due rituali: la domenica dello stadio con gli amici, e di Tutto il calcio minuto per minuto. Quando la radio cominciava dai secondi tempi e fabbricava la storia con frasi come “Clamoroso al Cibali…”.

In quegli anni il calcio era un pretesto. Per stare insieme, coltivare sul campo un’educazione che i genitori ti davano a parole, piuttosto che a sberle. Non ti picchiavano per dirti che una cosa non andava fatta e basta: ti spiegavano, invece, perché quel gesto andava evitato.

E quando a scuola l’insegnante ti rimproverava, tirava un orecchio o rifilava una bacchettata sul dorso delle mani, perché eri ineducato, non lo dicevi a casa, altrimenti ti toccava “il resto”. I genitori non erano tuoi complici all’assalto delle piccole, quotidiane certezze. Papà e mamma non avevano da farsi perdonare distrazioni. Primo: rispetto. Era il comandamento più usato a quei tempi. Nei confronti di genitori, insegnanti, parroci, preti e sagrestani.

Roba d’altri tempi, cose da ragazzi casa, chiesa e pallone.

Claudio Frascella