Claudia Penna

Nata a Taranto l’11 novembre 1980, dotata di grande senso artistico, nel mondo del lavoro, raffinata esteta, fashion styling ed esperta di moda giovane, rappresenta per merito ed eccellenza il modello femminile mediterraneo della nostra bella terra. Nella’arte creativa, pittorica e fotografica unisce all’amore per l’arte la forza del suo vissuto.

Pubblicato in 2013

Veronica Ciullo

Primogenita di una famiglia di 4 persone, scrive da quando aveva 12 anni e da altrettanto tempo legge romanzi e classici.

Ha frequenta il 4° anno del liceo Aristosseno.

Ha intenzione di laurearsi e continuare a perseguire la sua passione.

 

CORRERE ANCORA

Erano le nove quando mi svegliai, la sveglia non aveva suonato ed io ero di nuovo in ritardo. Mi guardai intorno, ero ancora nella stanza dalle pareti grigie. Sola.

La finestra era appena aperta, gli uccellini non cantavano e l’aria era pesante.

Scesi dal letto per vestirmi, andai a fare colazione, presi lo zaino. Naturalmente senza merenda né il dolce Buongiorno di nessuno. Sentivo solo la ruvida voce di Matilde che mi diceva:

-Sbrigati o farai tardi come sempre!!- non la sopportavo. Anzi da che ricordi non l’ho mai sopportata, non vedevo l’ora di scappare da quell’ inferno.

“Quando arrivano i 18 anni?” mi domandavo continuamente.

Lì non avevo amiche, non avevo nessuno che mi volesse bene, né una mamma né un papà, e nemmeno fratelli o sorelle con cui parlare. Ero sempre stata sola.

La scuola non mi piaceva molto, forse perché le insegnanti erano arpie e le compagne tutte invidiose e bisbetiche, somigliavano alle streghe cattive dei miei libri.

Si, mi piaceva molto leggere. E’ un controsenso, ma leggere mi portava in un altro mondo lontano dalle arpie, dalle bisbetiche, da Matilde e dall’orfanotrofio. Trovavo nei libri i sogni e la vita che non ho mai avuto. Adoravo rintanarmi negli angoli più strani per leggere un bel libro, li prendevo tutti dalla biblioteca vicino la mia adorata residenza. Ma non era l’unica cosa che amavo, mi piacevano molto anche gli animali.

Una volta infatti portai una serpe nella mia camera la nascosi nel mio comodino, ma Asia, una riccona egoista che viveva con noi perché a casa non  la sopportavano, fece la spia. Subito Miss Matilde venne e mi punì duramente, dovetti spazzare tutte le scale e il cortile finché Carolina non venne a rovesciare per terra il cestino con tutte le foglie secche appena raccolte. Mi arrabbia ed iniziammo a litigare, ma mi disse una cosa per la quale le tirai i capelli, sfortuna vuole, proprio mentre la strega Matilde passava di lì. Così doppia punizione.

Un’altra volta portai un topo, lascio immaginare cosa accadde: il terrore di tutte e le grida di Miss Matilde; un’altra volta ancora riempii il mio grembiule di lombrichi e insetti vari …

Ero una pesta, ma lo facevo solo per difendermi dalla solitudine e magari per attirare l’attenzione.

Un giorno arrivò una lettera alla signorina Matilde. Detto tra noi quell’appellativo non le si addiceva proprio, era solo una vecchi zitella nervosa.

Quando lo seppi, mi catapultai nella sua camera sperando fosse vuota, ma non lo era. Mi avvicinai con passo silenzioso, ma non calibrai bene lo spazio e scivolai facendo un tonfo troppo sonoro per le fini orecchie di Matilde. Dovetti correre via come una lepre per non farmi vedere, ma fu inutile perché appena dopo essere entrata in camera mi vennero a chiamare. Ero desiderata nell’antro della strega.

Ero stata trasferita, avevano accettato la lettera che Matilde aveva inviato perché stufa delle mie monellerie.

-Non mi aspettavo che ti affidassero a questo orfanotrofio, piccolo mostro, è troppo

buono per metterti in riga!!

-Tanto gli orfanotrofi sono tutti uguali …

– Oh no, cara. Ti sbagli! Questo è il migliore dopo il nostro, si capisce, lo frequenta la gente di un certo rango …

-Allora non è per lei- aggiunsi a bassa voce.

-Cosa??- gridò fermandosi di fronte a me e fissandomi negli occhi, con rabbia.

-Dicevo soltanto che sono molto felice per lei. Ora starà più tranquilla non avendomi più in mezzo ai piedi …

-Ah si!! Ne sarò molto felice. Sarò al settimo cielo!!

-Quando devo partire?

-Domani alle 10:00 in punto, l’aspettano in cortile per la lieta partenza.

-Suppongo che mi dovrò preparare la valigia da sola!

-Si certamente. E non ci sarà cerimonia di addio!!- annunciò fiera facendomi uscire dalla porta e richiudendola immediatamente.

-Tanto a chi dovrei dire addio … nessuno mi vuole bene, e nessuno me ne vorrà mai.- dissi in silenzio.

Mi preparai le valigie da sola. Comunque non fu molto difficile, non avevo tante cose.

Non ci furono molti saluti né baci e lacrime, solamente un semplice “ ADDIO REBECCA”.

Finalmente cambiavo vita, speravo che il nuovo luogo fosse più accogliente e mi facesse sentire a mio agio, ma nello stesso tempo avevo paura che fosse peggio di quello che stavo lasciando.

Mi venne a prendere un ragazzo di 20 anni,troppo giovane per lavorare. Aveva gli occhi azzurri e i capelli carbone, il viso era dolce e gentile, forse per questo mi venne spontaneo sorridergli. Era vestito con lo smoking e aveva una camicia azzurra, mi tese la mano per entrare nell’auto e poi lungo il viaggio mi diede anche una caramella alla fragola.

La notte passata avevo sognato che mi sarebbe venuta a prendere una carrozza bianca con rifiniture azzurra, aveva dei cavalli stupendi che la trainavano ed uno si girò a guardarmi. Aveva il pelo corto e lucido di un colore tra il marrone e il giallo, la sua criniera era bionda con sfumature più chiare, che al sole brillavano, era un cavallo magnifico nelle forme e nei colori. Il cavallo dei miei sogni.

Lungo il tragitto in auto l’autista si presentò e  molto gentilmente chiese il mio nome.

-Sono Matteo. E tu, qual è il tuo nome?

-Sono Rebecca, ma puoi chiamarmi come vuoi, non ho soprannomi …

-Va bene, se non hai un soprannome lo troveremo insieme … cosa ti piace molto?

-Nulla …

-Dai, ci sarà pure qualcosa.

-Ok, mi piace molto leggere e mi piacciono gli animali e i fiori. Ma questo cosa centra?

-Serve per darti un soprannome che ti piaccia! Hai un animale o un fiore o un personaggio dei libri preferito?

-La margherita, il cavallo o la farfalla e Alice nel paese delle meraviglie.

-Hai visto che c’è qualcosa che ti piace … ti piace il nome Alice?

-No

-Allora ti piace il nome Libera?

-Si … Sei bravo a scegliere i nomi!

-No, mi piace molto capire com’è una persona facendole poche domande …

Tu sei una ragazza molto sola e ti sentivi in trappola in quell’orfanotrofio, desideri la libertà con tutta l’anima. Vuoi essere libera di fare ciò che vuoi e di essere ciò che vuoi. Ti nascondi sotto la maschera della ribelle e della cattiva, perché non vuoi che gli altri ti trovino debole e vulnerabile.

In realtà mi sembri molto sensibile, se solo qualcuno si fermasse a conoscerti meglio …  E sono convinto che sei una ragazza molto dolce. Se tu fossi capace di aprirti e poi imparerai a conoscerti e farti conoscere per ciò che realmente sei, molti altri la penserebbero come me. Spero che vivere da noi ti faccia cambiare e stare meglio, se vuoi ti aiuterò!

-Grazie! Veramente, nessuno mi ha mai detto delle parole così belle e amichevoli. Mi farebbe tanto piacere diventare chi tu dici, ma è difficile …

-Solo se credi che lo sia!! Ti devi solo lasciare andare. Appena arriveremo fatti conoscere per come sei in realtà e sarà tutto più facile!

-Va bene! Seguirò il tuo consiglio! … Tu vorresti essere mio amico?

-Certo Libera con molto piacere!!

-Non ho mai avuto un amico- disse un po’ incerta.

“Spero sia come lo descrivono nei libri …” pensò tra sé.

-Davvero? Non hai mai avuto amici? Nemmeno una volta?

-No, mai!

-Non fa niente!! Sono lieto di essere il tuo primo amico!

-Anche io sono molto felice di essere tua amica e di averti conosciuto!

Mi sembrava strano parlare così apertamente con lui, come se ci conoscessimo da tanto tempo.

Sentivo che sarei stata meglio nel nuovo orfanotrofio se tutti erano come lui.

-Comunque c’è una bella sorpresa che ti aspetta vicino la tua nuova casa!

-Cosa??

-E’ una sorpresa! Non te lo posso dire, ma ti assicuro che ti piacerà!!

-Va bene! Mi fido!

Era tardo pomeriggio quando arrivai nella mia nuova casa, ma non era come quella vecchia.

Aveva un lungo viale che conduceva alla costruzione e si accedeva a questo tramite

un cancello verde, mentre tutt’intorno c’era la campagna, qualche albero e delle costruzioni sparse.

L’auto procedeva in mezzo a bellissimi alberi che crescevano ai lati del viale e stendevano i grandi rami come a formare un tetto naturale.

Non avevo mai visto alberi simili, così imponenti e maestosi, gli alberi secolari dai rami intricati davano uno spettacolo magnifico: il sole del tardo pomeriggio che filtrava tra le foglie.

Quell’edificio era uno dei più belli di tutto il territorio, il suo parco era uno dei più vasti e più ricchi e i suoi alberi e viali non avevano rivali. Provai un grande senso di pace per la perfetta calma che regnava ovunque e per la bellezza dei folti rami, le chiare radure del parco e gli alberi che svettavano isolati e maestosi. Ogni tanto vidi zone dove crescevano macchie di felci e alcune parti dei prati apparivano azzurre per le campanule blu che ondeggiavano alla brezza.

Rimasi sbalordita però, quando vidi un coniglio che sbucava saltellando dal verde e schizzava via con un guizzo del codino bianco o quando vidi uno stormo di uccelli levarsi improvvisamente in alto con un fruscio d’ali e volare via. Mi piacque molto anche vedere le soffici codine di qualche timido scoiattolo che si nascondeva fra gli alberi e scorsi anche trai rami un nido di ramoscelli.

Mi sembrò il paradiso.

La mia nuova casa sorgeva dinanzi a me imponente, aveva una grande scalinata bianca, ai lati della quale vi erano due leoni di marmo. I muri erano color canarino, mentre i raggi del sole facevano luccicare le numerose finestre, dalle quali riuscii a scorgere anche qualche tenda colorata.

Le mura erano anche ricoperte negli angoli di edera e nel maestoso spiazzo centrale facevano capolino prati, aiuole di fiori variopinti e statuette da giardino.

Il portone di ingresso era spalancato e una schiera di domestici stava in piedi sotto la scalinata, fissandomi; in testa alla fila di domestici c’era una signora con un abito grigio scuro, il grembiule e la cuffietta bianca. Furono tutti molto gentili e cordiali. Finalmente mi fecero sentire a casa.

La direttrice mi presentò a tutte le mie compagne, ai domestici e mi mostrò la sala da pranzo, nella quale trovai una festa in mio onore.

C’era un grande striscione con scritto: ” BENVENUTA REBECCA!”. Vidi poi una lunga tavola imbandita con piatti, bicchieri e posate, a capo tavola invece del piatto c’era un grosso regalo.

Era tutto rosa con un fiocco più scuro. Era per me, c’era infatti un bigliettino con scritto:

“ Ci fa tanto piacere che tu sia qui!”. Mi emozionai tantissimo, perché nessuno aveva mai fatto nulla per me. Aprii il regalo con calma godendomi il momento, all’interno trovai una bellissima bambola di pezza, con due bottoni neri come occhi e tanti fili di lana marrone intrecciata, come capelli.

Portava un elegante cappellino e un vestito a fiori rosa e azzurro.

Mi piacque immensamente, nonostante avessi quindici anni.

Mangiammo focacce, panini, patatine e infine la torta con il cioccolato e la panna. Fu una serata magnifica, alla fine mi mostrarono il mio dormitorio.

Era una camera molto grande solo per me, aveva due letti da sogno e due armadi grandi e bianchi con rifiniture dorate, affianco ai letti c’erano due comodini con dei cassetti e poco lontano una scrivania con una sedia per lo studio. Era una camera bella, ma non era per una persona sola.

“Chissà chi sarà la mia compagna? Forse Giulia o Margherita …” pensai.

– So che non sei stata bene nella tua scorsa casa, perciò ho deciso che sarai tu a scegliere la tua compagna!- mi disse a bassa voce la direttrice.

-Grazie mille!! Mi sembra di vivere un sogno, non ho mai avuto nemmeno la metà di ciò che ho avuto oggi …

-La tua felicità, come quella delle altre, è la mia preoccupazione! Ora va a letto , domani sistemerai le tue cose! Buona notte!!

-Buona notte!!

Quando la direttrice se ne andò tirai un sospiro di sollievo, non ero mai stata così al centro dell’attenzione. Aprii la valigia alla ricerca della mia camicia da notte azzurra, poi aprii il letto e sistemai la bambola sul comodino, accesi la lampadina e presi un libro dalla valigia. Prima di entrare nel letto però aprii l’armadio trovandoci vestiti e giacche, poi aprii i cassetti sottostanti e trovai pantaloni, magliette e maglioni. Mi sembrava un sogno, avevo tanti vestiti tutti per me.

Ma ero troppo stanca per curiosare ancora, così mi sdraiai nel letto e dormii immediatamente, come stregata.

Il giorno successivo mi svegliai presto e scesi giù per fare colazione.

Mentre scendevo incontrai Stefania, una tredicenne calma e tranquilla, aveva i capelli come le fiamma al vento e gli occhi grandi color verde smeraldo, una corporatura molto magra e portava sempre un cerchietto tra i capelli. Assomigliava molto a Pel di carota, ma non aveva le lentiggini sulle guance.

-Buongiorno! Hai dormito bene?- le dissi cercando si essere cordiale.

-Si,ma ho sognato tanto. E tu, hai dormito bene?- mi rispose con un dolce sorriso.

-Si!

-Io sono Stefania. Forse non ti ricordi di me …

-No no! Mi ricordo molto bene di te. Ieri portavi un vestiti rosso, non è vero?

-Si, brava!

Facemmo colazione insieme e chiacchierammo dei nostri hobbies e di ciò che ci piace fare: lei mi raccontò che adorava vestire le bambole e fare tanti disegni colorati, amava il mare, i fiori selvatici e aveva anche una fantastica collezione di conchiglie.

Mi raccontò che le aveva raccolte tra le più belle che aveva visto nelle varie gite

che aveva fatto insieme alle altre compagnie dell’orfanotrofio.

Raccontò con molto entusiasmo, durante la giornata, anche le gite in campagna

e al lunapark, i giochi e le gare di disegno e di atletica che organizzavano nella mia nuova casa. Mi allettarono tanto i suoi racconti e mi sentii fiera di essere parte di quella famiglia, avevo finalmente una nuova casa, un’ amica e un giardino dove poter giocare con tanta tranquillità.

Passai tutta la giornata giocando con Stefania con le bambole e disegnando i paesaggi fantastici. Diventammo così amiche che ci scambiammo dei regali, io le regalai un pupazzetto porta fortuna e lei mi regalò un braccialetto di perline colorate.

Decisi anche che sarebbe stata lei a occupare il letto della camera dove dormivo io.

Le volevo molto bene. Feci amicizia con tutte le altre ragazze, ma lei era speciale.

Delle volte la invidiavo così tanto. Era bella. I suoi capelli al vento erano fiamme.

Ma altre volte ero così felice di averla conosciuta che non mi interessava nulla al mondo. I giorni passarono e io ero sempre più felice, passavo del tempo anche con Matteo, mi piaceva seguirlo in giro per la casa e anche in giardino e delle volte lo aiutavo ad innaffiare le piante e a lavare le auto e il pulmino delle gite.

Gli volevo bene, era come un fratello maggiore.

Un giorno successe qualcosa di inaspettato, qualcosa di meraviglioso che cambiò la mia vita. Era una mattina come tutte le altre: mi alzai, feci colazione e mi vestii.

Ma mentre stavo cercando le altre bambine per chiedere loro cosa volessero fare quel giorno, Matteo apparve dinanzi ai miei occhi e mi propose una cosa diversa da ciò che avevo in mente …

-Ciao Libera! Cosa fai?

-Nulla, perché?

-Mi chiedevo se volessi venire con me a fare un giro … ti va?

-Dove?

-E’ una sorpresa …

-Ok!-mi stavo avviando verso il portone, ma lui mi blocco il braccio.

-Aspetta! Scusami, ma non puoi venire in gonna, devi indossare dei pantalone e una felpa.

-Ma dove mi stai portando …

-Fidati di me! Ne rimarrai estasiata!

-Ok! Arrivo subito …

-Ti aspetto fuori in auto …

Mi cambiai e scesi di corsa le scale. Ero felice ed eccitata dalla nuova sorpresa che Matteo mi aveva preparato e cercavo di immaginare di cosa si sarebbe potuto trattare. Mi vennero in mente così tante idee che non sapevo quale poteva essere la più adatta. Quando uscii la macchina era pronta parcheggiata di fronte alle scale all’entrata.

-Sei pronta?

-Si … dove andiamo?

-Lo vedrai … – disse con un sorrisetto, di chi sa una cosa che tu non sai e non vede

l’ora di dirtela.

Attraversammo vari campi dove l’erba cresceva selvaggia e gli arbusti forti e rigogliosi, i fiori selvatici tappezzavano i campi come tante macchie colorate. Vidi anche qualche farfalla svolazzare tra i fiori e gli uccellini volare da un albero all’altro.

Dopo circa mezz’ora arrivammo ad una grande costruzione immersa nel verde, l’unico edificio in un raggio di quasi 10 kilometri. Era circondato da un muro di cemento foderato da pietra viva,si accedeva da un enorme cancello grigio.

Entrammo con la macchina e ci trovammo in uno spiazzo molto grande, le costruzioni erano varie: c’erano tre palazzi a due piani, un ristorante, un bar e tante costruzioni di legno più piccole. Per accedervi bisognava passare da un grande arco e attraversare un altro piccolo cortile con al centro degli alberelli e un dondolo.

Proseguendo si potevano vedere delle minuscole case con due porte una sopra l’altra, successivamente arrivarono quattro uomini che iniziarono ad aprire tutte le porticine  di sopra e come per magia sbucarono dei meravigliosi musi lunghi ed eleganti.

Era un maneggio.

Matteo mi aveva fatto un regalo meraviglioso, mi aveva fatto incontrare di persona tanti cavalli. Tanti stalloni tutti insieme.

Rimasi estasiata, non avevo parole. Ma in quel momento nessuna parola sarebbe servita per descrivere la sensazione che provavo era un incrocio tra eccitazione, gioia, paura e curiosità.

-Sei felice?

-Certo e me lo chiedi … grazie, grazie all’infinito!

-Mi fa piacere di averti reso felice! Sei una ragazza che ha sofferto molto e finalmente stai rivivendo una nuova vita. Hai tante amiche e persone che ti vogliono bene, si occupano di te e si preoccupano per te. Ti puoi fidare di loro e … ti puoi fidare di me … – nei suoi occhi colsi per un attimo vergogna, ma poi sparì all’improvviso quando alzò gli occhi verso i cavalli.

-Sono meravigliosi!- dissi distogliendo gli occhi da Matteo. Non avevo mai provato fastidio allo stomaco nel parlare con lui, ma in quel momento non riuscivo a evitarlo.

-Vuoi cavalcarne uno?

-Posso?

-Certo altrimenti per cosa ti avrei portata?!?

-Non so, per osservarli, capire le loro abitudini, accarezzare il muso o dare del fieno … mi sembra un sogno poterli solo accarezzare, figuriamoci montarli …

-Dato che non sei esperta ti ho iscritto alle lezioni che si svolgeranno proprio qui, tre volte a settimana. Ti seguirà un mio amico.

-E chi mi accompagnerà chi tre volte a settimana?

-Io, naturalmente …

-Hai chiesto il permesso alla direttrice?

-Si e lei mi ha detto di non aspettare altro tempo ed accompagnarti subito qui!

-Veramente?!?

-Te l’ho detto … ora vivi con persone che ti vogliono bene e farebbero qualsiasi cosa per renderti felice!

-Quando torniamo la ringrazierò di persona!

-Ora scegli il tuo cavallo, da questa parte sono tutti senza un padrone!

Proprio mentre stavamo parlando si avvicina un ragazzo della stessa età di  Matteo. Portava un paio di stivali di gomma e un abbigliamento molto comodo per cavalcare.

Salutò amichevolmente Matteo e mi presentò a lui, il ragazzo allora mi disse che Matteo non fa altro che parlare di me e che tutti conoscevano il mio nome lì.

Io mi sentii in imbarazzo e miliardi di domande mi affollarono la mente.

“Non fa latro che parlare di me? Mi conoscono tutti? Perché Matteo si comporta così nei miei riguardi? Cosa ha detto in giro di me?”.

Il ragazzo si chiamava Luca. Dopo tutte quelle parole pericolose Matteo gli pestò un piede e gli fece segno di stare zitto, mentre io osservavo i cavalli e pensavo alle parole del ragazzo.

Luca mi presentò tutti i cavalli, uno per uno, erano veramente stupendi. Avevano criniere lunghe e brillante. Conobbi Fulmine, Dolce, Principessa, Romina e Bonnie. Uno più bello dell’altro. Non sapevo quale scegliere. Ero indecisa.

Ad un tratto nell’ultimo stallo vidi un cavallo senza nome. Non andava a genio a nessuno. Era capriccioso e ostinato. Nessuno lo montava. Nessuno gli voleva bene.

-Lui!-dissi decisa. Mi ricordava tanto me e volevo aiutarlo, come avevano fatto con me. Aveva un manto marrone scuro poco pulito, ricolmo di fieno e terra. La criniera era nera come il carbone, ma arruffata e per niente lucida. Il corpo era come quello degli altri cavalli, muscoloso e forte.

Era appena stato montato e non aveva reagito bene … come sempre …

-Sei sicura?

-Si più che certa!! Vorrei lui!

-Non posso dartelo, non puoi cavalcarlo non sei esperta e puoi farti male … – disse Luca preoccupato per la mia scelta. La riteneva una bestia inutile e cattiva, non era adatta a una alle prime armi. Anche Matteo era dello stesso avviso, pensava che sarebbe stato meglio iniziare con un cavallo più docile.

-Allora mi eserciterò finché non saprò cavalcare bene e dopo lui sarà mio!

-Va bene, ti eserciterai con Dolce. Vieni!

-Aspetta, promettimi una cosa però non lo venderai a nessuno. Promettilo!

-Lo prometto! Ma non so cosa ci trovi in quell’essere …

Passò del tempo e io mi esercitai in groppa a Dolce, imparai a stare ferma sulla sella a tenere le redini a far passeggiare e galoppare il cavallo. Non perdevo una lezione.

E ogni tanto a fine giornata mi fermavo davanti alla stalla raccontavo al mio cavallo i

miei progressi, le interrogazioni, la mia amicizia con Stefania, la mia vita. Mi aprivo

del tutto. Gli offrivo il mio cuore. Speravo che anche lui si sarebbe affezionato a me

come io mi ero affezionata a lui, ma non avevo grandi risultati. Tutte le volte nitriva arrabbiato o si girava e cercava di scalciarmi contro delle zolle di terra o si addormentava se era troppo stanco e rassegnato per reagire.

Una volta mentre dormiva cercai di accarezzargli il muso, ma si svegliò e cercò di mordermi mentre ritraevo velocemente le mano. Non riuscivo stabilire uno contatto tra me e il cavallo. Mi odiava. Non mi capiva. Non voleva aiuto.

Qualche volta lo vedevo correre velocemente nel recinto solo e abbandonato da tutti.

Mi piangeva il cuore non poterlo aiutare, non potergli offrire il mio affetto e la mia amicizia. Solo due volte lo vidi mentre veniva cavalcato da un uomo che gli tirava le redini, lo frustava e gridava. Voleva domarlo o per lo meno ci provava.

Passò un anno e mezzo, dal mio arrivo in quella città. Orami avevo 17 anni.

La mia vita non era cambiata molto dall’ arrivo.

Scorreva ancora come un fiume in quiete.

Andavo a cavalcare molto spesso, ma non mi accompagnava più Matteo, perché era troppo occupato con i suoi lavori che si erano moltiplicati, perciò ci andavo a piedi da sola o prendevo l’autobus.

I giorni erano pressoché piatti, tranne alcune giornate speciali, come: Natale, il mio compleanno, Capodanno, l’Epifania e i divertenti giorni estivi passati al mare o le gioiose gite fuori porta. Tutto andava liscio come l’olio, o almeno così credevo …

Una sera, al tramonto di una fresca giornata primaverile, mentre trottavo nello spiazzo del maneggio sul dorso di Dolce, vidi il mio cavallo fissarmi. Era uscito più in fuori con il collo dallo stallo e mi fissava incuriosito, osservava ogni mio movimento, ogni parola gentile detta alla puledra che era di una dolcezza straordinaria.

Era strano il suo comportamento.

Di solito se ne stava rintanato in fondo al suo stallo con il muso verso gli zoccoli e un atteggiamento da antipatico e menefreghista. Mi meravigliai nel vederlo così esposto, la sua criniera svolazzava al vento in un modo maestoso anche se la terra e la sporcizia si notavano molto bene. Iniziai ad osservarlo anche io.

Andai a portare Dolce nello stallo e mi avvicinai al suo. Mi fissava ancora, questa volta più da vicino. Notai i grandi occhi scuri che quel giorno non esprimevano odio, ma molta curiosità nei miei riguardi.

Mi avvicinai a lui passo dopo passo. Vedendo che non nitriva cercai di sfiorare il muso con la mano, ma subito nitrì infastidito. Feci qualche passo indietro.

Poi quando si calmò riprovai, ma senza risultati. Non mi davo per vinta e riprovavo ogni giorno quando lo vedevo, finché non mi arresi.

-Sei un caso disperato come dicono tutti? Mi sto convincendo anch’io … perché non vuoi che io ti aiuti?

Mi voltai per andarmene, quando sentii il suo muso sfiorarmi la spalla e subito dopo

un leggero nitrito. Mi voltai meravigliata, fissandolo con sguardo interrogativo.

“Perché lo hai fatto? Finalmente ti fidi di me?” pensai.

I suoi occhi mi fissavano in modo così dolce che non lo riconoscevo più.

Stesi di nuovo la mano in avanti per accarezzargli il muso, non lo vidi molto convinto

perciò fui molto delicata. Passo dopo passo notai che anche il cavallo si stava

avvicinando a me. Così mi feci coraggio e lo toccai. Al tatto il muso sembrava ispido e, naturalmente, molto sporco. Aveva bisogno di una bella strigliata, ma quella sera era troppo tardi sarei tornata il giorno dopo.

-Mi fa piacere che tu mi voglia dare una possibilità. Cosa ti è successo? Perché sei così restio ad un padrone? Forse mai nessuno si è mai posto in maniera gentile nei tuoi riguardi, ma io ti prometto che non ti tradirò mai. Guai a chi ti tratterà male.

Volevo scoprire cosa gli era successo, così andai a parlare con Luca, ma le uniche parole che mi disse furono:

-Non mi parlare di quella bestia orrenda! Tutti la odiano perché è un animale violento e furbo, non riesco a capire come faccia a piacerti.

L’indomani tornai al maneggio nel pomeriggio per occuparmi del mio cavallo.

Lungo il tragitto cercavo di pensare ad un nome adeguato a lui, ma non me ne veniva nemmeno uno in mente. Arrivata di fronte al suo stallo, lo aprii e feci uscire il cavallo che non fece alcuna opposizione. Lo lavai con la pompa e le varie spugne, lo strigliai per bene e gli pettinai anche la criniera, infine gli pulii anche gli zoccoli ricolmi di terra. Mentre facevo questo gli raccontavo la giornata e dei dubbi che mi perseguitavano.

-Chissà perché ti sei sempre comportato così? Ci deve essere qualcosa sul tuo conto che io ancora non so, ma ti giuro che lo scoprirò a tutti i costi. Non capisco perché nessuno ti monta e tutti ti odiano … me lo confiderai cosa ti è successo prima o poi?

Devo pensare ad un nome da darti, il mio è Libera, ma il tuo … deve calzarti a pennello.

Finito il lavoro, lo riportai nella stalla, ma il suo passo era più spedito e leggero. Quello sporco lo infastidiva a morte,perché gli impediva anche di muoversi bene e velocemente. Non sapevo cosa fare per avere le informazioni che cercavo, le parole di Luca non mi avevano convinto c’era qualcosa che non andava.

Così mi intrufolai nell’ufficio dove c’erano tutte le informazioni sui cavalli del maneggio. C’era ancora una ragazza. Mi nascosi sotto un vecchio bancone vicino al bagno degli invalidi e aspettai che la ragazza se ne andasse. Ormai conoscevo gli orari. La dipendente si chiamava Melissa, ma non le andavo tanto a genio, lei finiva il suo turno alle 18:30, se ne andava lasciando il computer acceso. Alle 20:00 entrava il padrone che controllava le mail e le novità sull’ippodromo scritte da Melissa e poi spegneva il computer e se ne andava. Quindi io aveva un’ora e mezza per trovare il giusto file e scoprire la verità.

Arrivarono le 18:30, Melissa si alzò e se ne andò lasciando il computer in standby.

Furtivamente mi alzai e andai a vedere i file nella cartella dei cavalli, ce n’era una

con scritto “Venduti”, una con scritto ”Gare” e una con su scritto “Liberi”.

Aprii quella “Liberi” e trovai solo tre cavalli, cliccai su tutti e tre, uno alla volta, e ne trovai uno che dalla descrizione sembrava proprio il mio. Lessi in fretta le prime righe, ma mi accorsi che era tardi. Erano già le 19:27. Così stampai in fretta il file e me ne scappai a casa.

La sera, poi, dopo la cena, andai in camera mia e lessi con calma tutti e tre i fogli.

Sul primo c’era una descrizione dettagliata del cavallo e della razza di appartenenza, insieme al numero delle gare vinte con lo scorso padrone, che era il figlio del proprietario dell’ippodromo, di cui avevo già sentito parlare. Gli altri fogli erano indecifrabili, sembravano accuse, sentenze e testimonianze. Era uno processo scritto.

Il processo del mio cavallo e del figlio del proprietario dell’ippodromo. Le carte risalivano  circa a due anni prima. Parlavano della morte di un ragazzo, un incidente, una caduta da cavallo. Trauma celebrale. Ospedale. Morte infantile.

Ora tutto si collegava! Era morto il figlio del proprietario, cadendo da un cavallo, il mio. Ecco perché tutti lo odiavano, ecco perché nessuno lo montava.

Avevo trovato il nome per il cavallo.

Il giorno seguente andai come sempre al maneggio. Incontrai Luca e …

-Ciao Luca! Come stai?

-Bene, bene! Tu come stai, Libera?

-Bene, grazie. Ti volevo chiedere una cosa posso?

– Veramente ora sono occupato, devo cambiare il fieno ai cavalli …

-E’ urgente! Per favore …

-Va bene! Dai, spara!

-Tu conoscevi il figlio del proprietario del maneggio?

-Cosa?

-Io so che il ragazzo è morto dopo una caduta da cavallo due anni fa e quel cavallo è quello che tu odi tanto e io, invece, adoro. Ora ho capito perché tutti non lo cavalcano più ed è così sporco e solo. Ha perso il suo padrone. E’ vero?

-Si, tutto ciò che hai detto è vero. Ma ti manca sapere che quel ragazzo era mio fratello!- quelle parole furono dette con così tanta rabbia e tristezza, che una lacrima tagliò la guancia di Luca. – Tu sai cosa vuol dire perdere un fratello?

-No, ma so cosa vuol dire essere sola. Forse riesco ad immaginare cosa ha provato il cavallo e …

-Ma cosa dici, i cavalli non hanno sentimenti!

 

-No, ti stai sbagliando tutti hanno sentimenti tutti posso amare e odiare. Secondo me anche il cavallo si odia per ciò che è successo e da la colpa solo a se stesso, come stai facendo tu nei suoi riguardi. Riflettici poteva capitare a tutti di cadere da cavallo, nessuno lo ha voluto. E’ solo successo. Tu pensi che il cavallo volesse uccidere il suo padrone, la persona che lo amava, a cui era più affezionato? No,io non credo …

-Lasciami in pace, non ti voglio ascoltare!

E con uno strattone quasi mi buttò a terra, mentre correva via tutto rosso in viso.

La settimana successiva mi evitò del tutto, rinnegandomi anche il saluto.

Io, però, passai delle meravigliose giornate con il mio Sunrise.

Si, avevo deciso il nome del mio cavallo. Avevo avviato le pratiche e la direttrice me lo avrebbe comprato. Sunrise sarebbe stato solo mio tra un mese.

Il suo nome vuol dire “Alba” in inglese. Avevo deciso questo nome perché la nostra amicizia doveva essere una nuova alba, una nuova vita per il cavallo dopo la malinconia dell’ incidente. Passammo insieme tanto tempo affezionandoci sempre di più. Ormai si faceva abbracciare, baciare il muso, montare e lavare senza alcuna difficoltà, non nitriva più e non mi odiava, al contrario molte volte quando eravamo faccia a faccia era come se mi ringraziasse per averlo salvato dal buio del rimorso e della paura. Ma d’altronde io lo capivo bene, anche io avevo sentito i suoi sentimenti e mi ero odiata per tanto tempo. E tante volte lo ringraziavo anche io, perché mi era accanto e mi voleva bene.

Spesso correvamo nella campagna, che circondava il maneggio, liberi da ogni pensiero, da ogni paura, da ogni turbamento, certi che avremmo passato insieme una vita intera. Correva ancora felice il mio cavallo, dopo una vita di sola tristezza.

Correva leggero quasi volasse e io gli ero in groppa pronta a dargli tutto il mio amore.

Passarono le ore, passarono i giorni, ma io ed il mio Sunrise ci volevamo ancora più bene. Eppure solo una cosa ancora mi turbava. Ogni volta che facevo uscire o entrare Sunrise dallo stallo incontravo l’occhio di Luca colmo di rabbia, che mi fissava celando qualcosa.

Era giovedì. Stavo entrando nel maneggio, come sempre, per vedere il mio cavallo, ma quando mi trovo di fronte al suo stallo, lui non c’era.

“Forse li hanno portati a fare una passeggiata tutti insieme …” pensai.

Così dato che le altre stalle erano chiuse, ne aprii una per controllare, ma Bonnie stava dormendo beato. Aprii le altre stalle, anche Romina, Principessa, Dolce, Fulmine e gli altri cavalli erano nelle loro stalle.

“Che strano …  dov’è Sunrise?” pensai.

Chiesi a Melissa, agli altri fantini, agli addetti alle pulizie e perfino al proprietario, ma nessuno sapeva nulla.

-Chiedi a Luca, forse lui sa dov’è!

-Si, hai ragione Melissa! Ci vado subito!

-Ho sempre ragione!

-Grazie!- dissi uscendo.

Cercai Luca da per tutto, ma non lo trovai. Tornai subito a casa e raccontai tutto a Matteo che mi promise che avrebbe trovato Luca e gli avrebbe chiesto di Sunrise.

Intanto io mi ritirai in camera mia, non volevo vedere, ne tanto meno parlare con nessuno. Trovare Luca era l’unica speranza di ritrovare il mio Sunrise.

Non potevo perderlo, non me lo sarei  mai perdonato.

Avevo finalmente trovato un amico, avevo trovato un tesoro, e non l’avrei lasciato

per nulla al mondo. Gli avevo donato amore e ne avevo ricevuto altrettanto senza

rimpianti o dolore, solo la felicità di un rapporto sincero.

Piansi lacrime e lacrime quella sera, ero disperata. Avevo perso il mio amico.

“Forse non mi voleva più bene ed è scappato per non incontrarmi … Forse l’hanno mandato al macello perché lo odiavano … Forse lo hanno rapito …”.

Non sapevo più cosa pensare, ero impazzita. Quella sera non scesi per cena, mi rintanai sotto le coperte e singhiozzai tutta la notte, non andai nemmeno a fare colazione il giorno seguente. Non avevo voglia di affrontare il mondo come se non fosse successo niente. Sentii la mano di Stefania sopra il capo, stava andando a lezione. Sapeva che io non ci sarei andata, la sera prima mi aveva pregato di parlarle e di confidarle cosa mi era successo, ma io non ero uscita dal nascondiglio.

Probabilmente tutti pensavano che non stessi bene in salute o avevo studiato fino a tardi. Sperai che Matteo avesse scoperto qualcosa, così mi alzai, mi preparai e aggiustai il letto. Mentre mettevo a posto, sul letto, la bambola di pezza sentii bussare alla porta.

-Posso entrare Libera?

-Si, signora Caterina.-era la direttrice dell’orfanotrofio.

-Perché non sei scesa a mangiare né oggi né ieri sera? E’ successo qualcosa che dovrei sapere?- disse con la dolcezza di una madre.

All’inizio cercai di non fare la melodrammatica e di non versare altre lacrime, ma era più forte di me, dovevo dirglielo. Me lo aveva regalato lei, insieme a tutte le cose meravigliose che aveva fatto per me, da quando ero lì.

-Si, c’è una cosa grave che è successa!

-Cosa piccola?

-Non trovo più il mio cavallo?

-E’ scappato Dolce?

-No, è sparito Sunrise! E’ così che ho chiamato il cavallo che mi avete comprato …

-Io? Cosa?!? Ti avrei comprato un cavallo e non lo so?

-Ma Matteo ha detto …

-Cosa?! Ah … Matteo – disse ridendo.

-Non ci capisco più nulla! Mi potrebbe spiegare cosa è successo per piacere?

-Si, certo! Mattia però mi aveva chiesto di non dirtelo … insomma è stato lui a pagarti il cavallo, non io! Ha usato dei risparmi che aveva ed ha aggiunto alcuni paghe nuove degli straordinari … ma mi ha pregato di dirti che ero stata io, se me l’avesti chiesto … ora hai capito?

-Oh … si, si ho capito tutto!-“ Che ragazzo dolce” pensai.

-Quindi questo tuo cavallo è sparito? Ma ne sei sicura? Hai chiesto a qualcuno di lì?

-Si ho chiesto a tutti, ma nessuno sa dov’è …

-Potrebbero avertelo rubato … ma chi?

-Non ne ho idea …

-Non mi hai mai raccontato di questo tuo nuovo amico … gli vuoi molto bene, vero?

Mi avevi detto che era selvaggio, come mai ora è diventato più docile?

Le raccontai tutti i particolari della mia nuova amicizia con Sunrise, di come era fatto fisicamente, della prima volta che l’ho visto, della prima volta che l’ho sfiorato e delle nostre cavalcate selvagge nelle campagne. Le raccontai anche di ciò che avevo scoperto sul suo passato e del dialogo con Luca.

-Non pensi che Luca possa essere geloso del tuo rapporto con Sunrise?

-Forse si, ma lo odia tantissimo, come può esserne geloso. Non gli vuole bene!!

-Tanto da rapirlo?

-No, non credo sia così cattivo …

Dopo la chiacchierata con la signora Caterina scesi a fare colazione e cercai Matteo per chiedergli spiegazioni riguardo a ciò che aveva detto la direttrice e per chiedergli se avesse parlato con Luca. Lo incontrai per un corridoio, mentre sistemava la cassetta degli attrezzi in un ripostiglio del primo piano.

-Buongiorno! Già all’opera?!- gli dissi accarezzandogli la spalla.

-Ciao Libera! Come stai?- mi chiese sorridendo.

-Bene, tu?

-Bene, bene!

-Hai parlato con Luca riguardo a Sunrise?

-No, non lo vedo da molto tempo! Mi chiedevo che fine avesse fatto … infatti appena finisco il turno lo vado a cercare!

-Ah … capisco! Allora mi puoi spiegare perché non mi hai detto che Sunrise me lo hai comprato tu?

Quando pronunciai queste parole, lui si bloccò come pietrificato, fissò gli occhi al pavimento e non rispose. Non sapevo cosa fare, se incalzarlo per avere una risposta o lasciar perdere e andare a cercare Luca. Lo vedevo irrequieto come se non sapesse cosa fare, forse aveva vergogna e non mi voleva dire il perché del suo gesto.

-Matteo ?

-Si, te l’ho regalato io il cavallo!- disse alzando gli occhi.

-Ma perché? Non ho capito il motivo!

Esitò un attimo e poi aggiunse tutto d’un fiato.

-Semplicemente perché siamo amici e ti volevo fare un regalo. Ci tengo molto a te, non so se te l’ho mai detto, ma ti voglio bene!

-Grazie, è stato un gesto molto carino!Anch’io ti voglio molto bene!!

Mi faceva tanta tenerezza e ciò che avevo detto era vero, così lo abbracciai. Mi piaceva stargli vicino, mi faceva sempre sentire a mio agio. Lo avevo sempre visto come un fratello maggiore, ma le mie amiche avevano iniziato a fare commenti strani, perché passavo più tempo con lui che con loro. Si erano fatte idee sbagliate su di noi, ma non so fino a quanto lo avrei considerato solo un amico. Mi piaceva. Forse anche io gli piacevo. L’abbraccio non durò a lungo, perché io non ne conoscevo il significato e non volevo sbagliarne l’interpretazione.

-Allora vado … ci vediamo presto!! Quando hai novità di Luca cercami!

-Certo!! Senz’altro!-mi rispose sorridendo.

Stavo per andarmene, quando mi venne un idea.

-Matteo, sai dove va Luca quando è arrabbiato ed ha bisogno di pensare?

-Si, al cimitero. Va a trovare il fratello per raccontargli cosa lo affligge!

-Ok! Grazie per la preziosa informazione!

-Ma cosa vuoi fare?

-Nulla, nulla …

-Vedi che io finisco il turno alle 17 e lo vado a cercare!! Tu promettimi che non farai niente di avventato!!

-Si, si … Ciao!

Ormai ero scesa dalle scale e non sentivo più bene cosa stesse dicendo,ma gli risposi ugualmente e lo salutai in fretta.

Mi avviai verso il portone di ingresso ed uscii di corsa verso il maneggio, speravo di ritrovare il mio cavallo al suo posto senza un graffio. Entrai nel maneggio con un sorriso stampato sul viso, ma non durò a lungo perché si tramutò subito in una smorfia di tristezza. Il mio cavallo non era nello stallo.

Tornai a casa e per distrarmi lessi delle pagine di un vecchio libro, che mi rilassò talmente tanto da farmi addormentare anche dopo pranzo. Mi svegliai verso le 16:30, avevo dormito così pesante da svegliarmi con il mal di testa. Mi sciacquai il viso con l’acqua fresca e decisa a trovare Luca uscii diretta al maneggio.

Lo cercai da per tutto, ma non lo trovai, quando ormai me ne stavo andando, lo vidi.

Stava pulendo l’ultimo stallo dietro un albero. Mi avviai verso di lui, decisa a chiedergli spiegazioni.

-Ciao Luca!

Alzò gli occhi verso di me e mi fece un cenno come saluto.

-Mi chiedevo se avessi visto Sunrise … -cercai di essere molto gentile per non ricevere brutte sorprese. Lui era un tipo focoso e, a mio parere, anche aggressivo.

-Perché avrei dovuto vederlo?

-Sai è sparito! Non so più dove cercarlo e pensavo che tu potevi averlo visto …

-No, ora lasciami in pace!

-Come mai non sei venuto in questi giorni al maneggio?

-Quali sono i fatti tuoi? Cosa vuoi da me oggi?

-Volevo solo sapere se stai bene o hai problemi … -gli risposi sorridendo.

-Sto bene! Non sono venuto perché avevo una faccenda da sbrigare da troppi anni!

Si era presentata l’occasione adatta e l’ho colta al volo!! Grazie Rebecca, è stato anche per merito tuo!

Quando pronunciò quelle parole, mi sentii una lama di malizia attraversarmi il petto.

Non resistetti più e gli dissi ciò che pensavo.

-Sei stato tu!! Lo hai rapito!! Dov’è? Dimmelo, devo saperlo!!

Non mi rispose, ma nel suo sguardo notai una briciola di gioia repressa, per non farmi capire la verità.

-Cosa gli hai fatto? Sei un mostro! Quello è un mio amico!-continuai io

aggredendolo. Non sapevo quale sarebbe stata la sua reazione, non mi importava.

Volevo solo rivedere il mio cavallo sano e salvo. E soprattutto, lontano da quel pazzo.

Non mi rispondeva. Il suo silenzio mi consumava lentamente. Lo odiavo.

La mia furia cresceva di secondo in secondo e come un vulcano stavo per eruttare.

-Sei tu l’animale, non lui! Ti mascheri dietro la figura del povero fratello solo, ma sei tu l’assassino, non lui!-il mio tono di voce era molto alto. Stavo gridando e le lacrime del nervosismo, che quel suo modo di fare mi avevano provocato, scendevano bagnandomi il viso.

-Ora basta!- gridò afferrandomi con forza il braccio- non ti permetto di dire queste cose, mio fratello è morto per colpa sua e io non smetterò mai di pensarlo. Lui è un assassino e lo sarà sempre per me. Ora ha ciò che si merita!

Il braccio iniziava a farmi male, la sua morsa era troppo forte.

Non riuscivo a liberarmi. I suoi occhi emanavano odio e rancore.

Ora avevo paura, ma non dovevo farlo notare ai suoi occhi.

-Cosa gli hai fatto? Voglio sapere dov’è?

-Sei proprio sicura?- mi chiese con malizia.

Poi mi afferrò l’altro braccio e avvicinò la sua bocca al mio orecchio. Sussurrò piano, ma chiaramente.

-Ora è legato ad un palo senza cibo né acqua. Gli ho legato il muso e le zampe, per farlo soffrire ed impazzire come è successo a me. Ho legato il muso così forte che le corde lo stanno consumando e presto uscirà anche il sangue. E la cosa che ti farà più piacere è che domani verrà un furgone che lo porterà al macello. Finalmente le mie sofferenze si placheranno. Sei felice di saperlo?

Ora le lacrime che mi rigavano il viso erano pura disperazione, odio e tanta tristezza.

Non avevo forze, quelle parole mi avevano schiacciata. Ero diventata quasi invisibile. Non mi dimenavo, né gridavo. Avevo gli occhi bassi e il viso bagnato. I miei occhi annegavano tra le lacrime, come un naufrago in cerca di terra.

-Ti rendi conto di ciò che dici?- gli chiesi con molta calma. -Ora stai facendo del male a me! Tuo fratello è morto, ormai non si può fare più nulla. Anche se ucciderai Sunrise, la tua malinconia non smetterà di tormentarti! Questa è solo la pura vendetta di una persona senza cuore. Se hai sofferto tanto come dici, ora sai come mi sento io.

Si era ammorbidito, ma non mi lasciava le braccia.

-Perché vuoi far soffrire un’altra persona. Io ho bisogno di quel cavallo … perché gli voglio bene! Tuo fratello non vorrebbe tutto questo!

-Non conoscevi mio fratello, solo io so cosa lui vorrebbe ora ed è la morte di quel orrendo cavallo!!- disse gridando e scrollandomi le spalle.

Proprio in quel momento sentii i passi di Matteo alle mie spalle e mi tranquillizzai. Era venuto al momento giusto.

-Ma cosa fai sei pazzo?! Lasciala immediatamente!

-Hai chiamato i rinforzi?!- mi disse Luca, lasciandomi libera. – Lei è venuta a

chiedermi spiegazioni ed io gli l’ho date!

-Come stai?-mi chiese preoccupato Matteo, sfiorandomi delicatamente la spalla.

-Bene, bene … non è successo nulla! Stavamo solo parlando …

-E dato che la conversazione è finita, io tolgo il disturbo! Grazie per tue inutili parole!!- continuò la frase e si voltò, avviandosi verso gli altri stalli.

-Pensaci! Lui non vorrebbe tutto questo!-gli dissi facendolo rivoltare verso di me.

I suoi occhi non erano più ricolmi di furia.

“Forse c’è una speranza …” pensai.

-Che cos’è successo? Ti avevo detto di non venire qui da sola …

-Lo so, lo so!! Ma non ce la facevo più!

-Meno male che sono arrivato io … ti ha alzato le mani?

-No, no … mi ha stritolato un po’ le braccia, ma niente di grave!- dissi cercando di rassicurarlo.

-Fammi vedere le braccia … quello è un tipo manesco, io lo conosco!

Alzai le maniche della maglietta e vidi due grandi macchie rosse, provocate dalla forza della stretta.

-Vai a casa e mettiti un po’ di ghiaccio! Speriamo che non escano i lividi. Io intanto vado a fare un discorsetto al signorino …

-No! Non voglio che facciate a botte per due lividi! Più tosto, ascoltami! So dov’è Sunrise!!!

-L’hai trovato … dove? Era scappato, vero?

-No, lo ha Luca e non mi vuole portare da lui …

-Cosa?!?

-Andiamo a casa, ti racconterò tutto strada facendo!!

Arrivammo a casa e le macchie rosse si erano trasformate in lividi. Matteo era furibondo per tutto ciò che era successo e mi giurò che la storia non sarebbe finita lì. Voleva andare da Luca e picchiarlo per fargli pagare ciò che aveva fatto alle mie braccia e a Sunrise, ma io non glielo permisi. Era troppo tardi e con la violenza non avrebbe risolto granché. Bisognava pensare a qualcosa, ma lo avremmo fatto il giorno seguente. In quel momento avevamo solo bisogno di riposo e cibo.

Stefania e le altre ragazze mi aiutarono a fasciare le braccia con garze fredde per alleviare i dolori. Mi fecero un milione di domande, ma io risposi vagamente.

Solo quando fui sola in camera con Stefania, le raccontai l’accaduto.

Anche lei si arrabbiò tanto, come Matteo, anche se non voleva andarlo a picchiare, ma aveva paura per le sue future reazioni nei miei riguardi.

-Ora cosa farai?- mi chiese.

-Cercherò Sunrise anche in capo al mondo!! Voglio trovarlo! Desidero poterlo rivedere, abbracciare il suo muso e poter correre ancora nella campagna con lui …

che bei momenti abbiamo passato insieme … gli voglio molto bene, sai?!

-Si, lo so! Chiunque stia al tuo fianco, lo sa! Parli sempre e solo di quel cavallo!

-Quel cavallo ha un nome …

-Si, so qual è il suo nome! E so anche qual è il nome del ragazzo che è accorso in tuo

aiuto nel momento di difficoltà, che hai dovuto affrontare oggi … allora come vanno

le cose con Matteo?

-Cosa intendi?  Siamo ottimi amici ed oggi mi ha aiutata … non è così che ci si comporta tra amici?!

-Si, ma voleva farla pagare a Luca … non ti sembra un po’ strano?

-No! Ti ripeto che è un mio amico e mi voleva solo difendere!

-Ehi! Sveglia sorella, tu gli piaci!

-Ma cosa dici? Ti senti quando parli?

-Libera fidati è così, tu gli piaci! Le donne hanno un certo sesto senso in questo campo … ma che c’è di male? Infondo vi passate solo 5 anni … non sono mica 10 o 20 o 30…

-Si, lo so …

-Ma? Che c’è a te non piace lui?

-E’ questo il punto, non lo so!! Non sono mai stata innamorata e tanto meno fidanzata … non so cosa si prova … non so se è quello giusto …

-Nessuno lo sa! Ma se non ci provi rimarrai con questo dubbio!

-E’ lui che si deve fare avanti, non io!! Non hai mai visto un film d’amore?!?

-Secondo me lo farebbe anche adesso!! Il punto è tu cosa faresti?

Non sapevo cosa risponderle. Ero talmente confusa sull’argomento e Sunrise era la cosa più importante al momento.

-Non lo so! Gli chiederei tempo, voglio pensarci bene prima di fare una scelta importante e poi non vorrei rovinare la nostra amicizia … inoltre devo trovare Sunrise prima!! E’ la mia priorità!! E ora fammi dormire … domani sarà una giornata faticosa!

-Buona notte!! Stai tranquilla tutto si aggiusterà!

-Speriamo! Buona notte anche a te e scusami per …

-Non fa niente è normale!

– Grazie!!

L’indomani mi svegliai presto, avrei avuto una giornata faticosa alla ricerca del mio cavallo e volevo passare dal maneggio per vedere se c’era Luca. Per tutta la notte avevo pensato ad un buon piano, ma non avevo idea di dove avrebbe potuto nasconderlo. Così pensai che la cosa migliore era pedinarlo e lui mi avrebbe portato da Sunrise. Feci colazione in fretta ed uscii di corsa.

Arrivai all’entrata del maneggio ed aspettai qualche minuto. Non sapevo se entrare era la cosa giusta, avrei rivisto lo stallo vuoto e mi sarei sentita male. Avrei ripensato alle parole di Luca e probabilmente mi sarei rimessa a piangere, come una bambina.

Poi mi feci forza ed entrai. Non c’era molto movimento. Cercai con lo sguardo Luca, ma non lo trovai. Allora mi avviai con cautela e circospezione verso gli stalli a ovest, per non vedere quello vuoto. Non lo trovai. Mentre cercavo passai di spalle dallo stallo di Sunrise.

Ma all’improvviso sentii qualcosa alle spalle che mi tirava il cappuccio della

maglietta.

“ E ora chi è? Non ci credo, hanno già rimpiazzato Sunrise con un nuovo cavallo …” pensai.

Mi voltai e di fronte a me vidi il muso che tanto avevo sognato di vedere in tutte quelle notti passate insonni. Era Sunrise. Era tornato. Ero felice.

-Come stai? Mi sei mancato così tanto! Ti voglio bene! Non ti lascerò mai più da solo nemmeno per un secondo!- gli sussurrai mentre lo coccolavo e gli baciavo affettuosamente il muso, che era stranamente stato appena lavato.

C’erano però dei solchi leggeri, dove probabilmente stavano le corde, che lo bloccavano. Ci passai la mano dentro e lui mosse il muso. Non voleva che gliele toccassi, forse gli facevano male o forse non voleva ricordare quei momenti.

Aprii la porta e lo feci uscire era tutto perfettamente pulito e strigliato, non sembrava fosse stato prigioniero, tranne per i solchi.

Ero felice di vederlo e volli portarlo a fare una passeggiata. Gli misi tutto il necessario ed io mi misi il copricapo. Mentre stavo per montarlo vidi Luca lontano che mi sorrideva e, leggendogli il labiale capii che mi stava dicendo “scusa”.  Mi avviai verso di lui, ma scappò via e mettendo in moto la macchina uscì dal maneggio. Chiusi in fretta la porta dello stallo, montai Sunrise e partii al galoppo. Lo inseguii per dei kilometri in campagna aperta. Forse non si era accorto che lo stavo seguendo, perché mi portò dritto verso un cimitero. Io rallentai e lui parcheggio l’auto.

Lo vidi scendere, entrare nel cimitero e avvicinarsi ad una delle lastre di pietra.

Scesi da cavallo e lo seguii. Mi trovavo a qualche centimetro da lui.

-Luca?-dissi sfiorandogli la spalla.

Si alzò velocemente e mi abbracciò forte, sussurrando.

-Mi dispiace tanto! Io non volevo farvi soffrire, ma lui mi manca, mi manca tanto e non sapevo come fare per …

-Non ti preoccupare! Ora basta, non devi stare più male perché tutto si è risolto! Mi hai riportato Sunrise, lo hai lavato e strigliato per farmelo trovare come lo avevo lasciato! Ed io te ne sono infinitamente grata!!

-Grazie! Ma sei troppo buona. Io ho provato odio nei tuoi confronti, solo perché ero geloso del tuo rapporto con lui. Mi sentivo così solo! Non so se puoi capire …

-Si, invece! Ti capisco perfettamente! So cosa si prova quando si è soli al mondo … io sono orfana …

-Oh! Scusa, non lo sapevo …

-Lo so … non fa niente!

Luca mi fece sedere vicino ad un albero e volle sentire la mia storia nei minimi dettagli. Parlammo per molto tempo, ci raccontammo degli episodi delle nostre vite, parlammo di ciò che ci piaceva fare, lui mi raccontò com’era il fratello e quanto bravo fosse nel cavalcare. Ci conoscemmo meglio. Era un ragazzo molto simpatico. Non l’avrei mai pensato, ma diventammo amici.

Alla fine della conversazione tornammo al maneggio, entrambi avevamo imparato

qualcosa di importante. Non sottovalutare mai chi ti sta accanto, potrebbe essere un

grande amico, se solo lo conoscessi meglio.

Nei giorni seguenti tutto tornò alla normalità. La mia vita era di nuovo tranquilla.

Le giornate passavano veloci tra il maneggio e i miei amici. Avevo tempo per tutto e tutti, non negavo mai una corsa sfrenata a Sunrise, una allegra chiacchierata a Stefania e una passeggiata a Matteo. Fu proprio in una di queste lunghe passeggiate che lui vinse la vergogna e mi chiese un cosa che ormai avevano previsto in molti.

-Sai Libera, ora che è passato tutto, ti vorrei chiedere una cosa …

-Dimmi!

-Non è facile da dire … ma …

Ci sedemmo per terra e lui mi prese le mani.

-Vuoi diventare la mia ragazza?

Il tempo si fermò per un lungo istante. Non sapevo cosa fare. Una nuvola infinita di domande mi si affollò in mente …

“Ma io lo amo? Sono pronta a fare questo passo? Non sarà troppo presto? Soffrirò tanto come nei film? Ci lasceremo o durerà per sempre? Mi ama davvero o è solo un gioco? Ci sposeremo un giorno? Avremo dei figli? Sono pronta?  Sono pronta? Sono pronta? Sono pronta? Sono pronta? Sono pronta? Sono pronta? Sono pronta?” pensai.

Ero letteralmente impazzita. Avrei fatto la cosa giusta ? Lo seppi solo dopo.

-Matteo … io ti voglio molto bene, ma in questo momento … non ti amo abbastanza da impegnarmi in questo modo. Io non voglio rovinare il meraviglioso rapporto di amicizia e fratellanza che si è creato tra noi.  Sarò sincera con te … avevo capito cosa stava accadendo, infatti, ho pensato a lungo a cosa dirti senza farti del male.

Non voglio ferirti, ma non voglio nemmeno ferire me stessa. Ora io non mi sento pronta, forse un domani il mio volerti bene come un amico si trasformerà nell’amarti. Chi lo sa? Ma ora io ti voglio vedere solo come un amico. Niente di più e niente di meno. Mi capisci?

-Si, ho capito. Anche io ti voglio molto bene e non farei mai nulla per ferirti. Ti rispetto e ti aspetterò. Forse un domani, quando sarai pronta … – fece una pausa.

-Io sono qui! Di qualsiasi cosa tu abbia bisogno puoi contare su di me! Sempre!

-Si, lo so! Anche tu puoi contare su di me!-gli dissi affettuosa. Non volevo creargli illusioni, ma furono le uniche parole che mi sentivo di dirgli in quel momento.

Forse aveva ragione. Forse un giorno gli avrei voluto bene in modo diverso, ma questo solo il futuro lo svelò.

I giorni della mia adolescenza passarono veloci, ma un ricordo rimase indelebile.

Il sole tramontava. Io e il mio cavallo correvamo felici e spensierati nella campagna.

L’aria profumava di grano e fiori selvatici. Il cielo era infuocato. Il sole somigliava ad una palla da bowling. Tutt’intorno a noi il paesaggio cambiava, come l’evolversi della vita di una persona. I miei capelli e la criniera del cavallo volavano liberi.

Come noi. Finalmente liberi di correre ancora.

 

Pubblicato in 2013